Annulla ogni possibilità di rimpianto, lasciami poche parole, un’ immagine di quella mattina quando andammo a fare un bagno vicino alle dune - tu mi guardavi mentre io disegnavo quadrati sulla sabbia- i lunghi silenzi e l’odore aspro del mare.
Toglimi questo buio, fatti di pura carne, c’è tutta la notte davanti e possiamo ancora tremare di voglia come gatti che puntano la preda, aspettare l’alba con la mente vuota che piano si riempie di torpore e sogni e ricordi nuovi.
Stavi seduta due file più avanti, ricordi? Per tutto lo spettacolo non feci altro che guardarti, nella poca luce che veniva dal palco e che di tanto in tanto rischiarava i tuoi capelli. Incrociammo i nostri sguardi, alla fine, e un sorriso impacciato mi fece dire cose senza senso, ti parlai di un mondo passato, delle antiche storie dei padri. E prima di salutarti ti dissi “Io sono il vostro poeta, signorina!”
Questa è l’ora in cui tutti dormono, siamo soli, possiamo riempire da soli questo poco tempo che resta sospeso. Da soli elencare le nostalgie da mettere in salvo.
Parlami, resterò qui, impalato, ad ascoltarti.