Per gentile concessione di Giorgioflavio e della Contos Production, direttamente dal suo magnifico concorso appena concluso: "quando ero piccolo credevo che..."
Quando ero piccolo credevo che "s'istentu" fosse una trappola per i topi. Oppure un colino per il latte. Invece non era niente.
Quando ero piccolo mi mandavano a comprare un po' d'ombra di campanile. Quasi tutti i negozianti mi dicevano che l'avevano appena finita. Tiu Paulinu, invece, incassava le cinquanta lire e mi dava dieci "giggiole".
Quando ero piccolo ero sicuro che le code delle lucertole mandassero delle maledizioni micidiali, quando si staccavano. Continuavano a muoversi e sembrava che urlassero tutti i "frastimi" del mondo, quelle bastarde. Meglio non guardare, meglio non guardare.
Quando ero piccolo, a furia di sentire mia madre che diceva "quando torna tuo padre vedrai cosa ti fa, quando torna tuo padre preparati", credevo che "tuopadre" fosse un modo per chiamare quell'uomo che era mio babbo. Per questo dicevo a mia madre: "è tornato tuopadre".
Quando ero piccolo ascoltavo l'aradio.
Quando ero piccolo credevo di diventare saragat. Tutti volevano diventare astronauti o cantanti, io volevo diventare saragat.
Quando ero piccolo mi immaginavo Abramo come uno cattivo che si nascondeva a Sunis. Uno che poteva uccidere tutti i bambini del paese perché gliel' aveva detto Dio.
Quando ero piccolo non capivo le parole delle preghiere (peggio per loro, erano tutte in italiano). "Maria concepita senza peccato?" Pensavo a una che si chiamava Maria di nome e Concepita di cognome: una donna bravissima.
Quando ero piccolo sentivo il mare dalle conchiglie. E il treno, appena partito da Macomer, appoggiando l'orecchio sul binario di Sunis.
Quando ero piccolo ero sicuro che che San Giorgio era grasso e Sant'Isidoro piccolo e magro.
Quando ero piccolo mi avevano fatto credere che inghiottire la "cingomma" era pericolosissimo: "si attacca alle budella", e che mi avrebbero potuto operare. Credevo anche che i fichi, mangiati di sera, avrebbero parlato di notte: Ti occo, ti occo (ti uccido, ti uccido).
Quando ero piccolo pensavo che quello che stavo facendo lo stavo sognando.
Quando ero piccolo pensavo che la città di Roma fosse sempre in costruzione, che ci fossero milioni di muratori al lavoro.
Quando ero piccolo mi avevano insegnato che se mi cadeva un pezzo di pane dovevo raccoglierlo e baciarlo tre volte. E questo era bello.
Mi dicevano che il 31 di Luglio passava "su traigoldzu" e non bisognava affacciarsi. Che avrebbe bussato a casa di qualcuno e quel qualcuno sarebbe morto: e questo era brutto.
Quando ero piccolo credevo che le due pietre sporgenti dal tetto della chiesa di san Demetrio fossero le teste pietrificate di due ladri che avevano cercato di rubare il tesoro dei frati.
Quando ero piccolo, la macchia nella porta del bagno era una donna bellissima.
Quando ero piccolo le lumache mi ascoltavano e quando glielo chiedevo tiravano fuori le corna, corros de boe corros de acca billoe busciacca.
Quando ero piccolo credevo che il nuraghe di Santa Barbara contenesse tutti fulmini caduti sulla terra.