

Mi è successa una cosa strana, poco fa. Mi sono ricordato che stasera inizia il festivàl. Cosa c'è di strano, direte, ne parlano da un mese, è quasi più importante della crisi di governo. E' vero, ma non è questo il punto. Il fatto è che mi sono ricordato che esattamente 40 anni fa, quaranta festival fa, morì, proprio lì a Sanremo, Luigi Tenco. E allora sono andato a riascoltarmi alcune sue canzoni, le mie preferite. Primo groppo alla gola, che non c'è niente da fare ogni volta che lo ascolto mi investe una montagna di ricordi e la malinconia mi fa cùcù. E siccome i cùcù sono come le ciliegie, ho voluto ascoltare anche Sergio Endrigo. Perché Endrigo vinse il festival un anno dopo la scomparsa di Tenco (una specie di vittoria riparatrice, si disse) con una bellissima canzone, Una canzone per te. E perché anche lui se n'è andato, un anno e mezzo fa, dimenticato da tutti.
Ecco, mi è venuta voglia di ricordare questi due grandi , di ricordare a me stesso che le loro canzoni sono state importanti per me come romanzi di formazione.






Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro».