
Parola, rovesciata.E’ una semplice didascalia a quella storica foto impressa nelle bustine delle figurine Panini. Una delle immagini più evocative del gioco più bello del mondo. Vi ricordate? Giuro, è lui, Parola.
Parola, rovesciata…
Già vi sento, alorap…
Sì, può anche essere, anche se non suona benissimo: aloraparola. Un po’ meglio in sardo mediocampidanese: allora parolla.
Parola in gioco, insomma.
Che anche quel "rovesciata", a voler fare le pulci, è anagramma di escavatori. E dunque si può rovesciare e scavare la parola. Per gioco.
Ma quel numero di Carlo Parola,
numero in elevazione di potenza, è solo un pretesto. Per dire quattro sciocchezze scritte coi piedi. Sul gioco e sul gioco dei piedi.
Perché tutto cominciò da lì, dal calcio. Dalle figurine e dalle prime cronache alla radio.
Da Niccolò Carosio e la sua foga. Dalla “palla in rete” che diventa balla in rete, subito dopo la rettifica e il suo ”anzi no”. Roba per nostalgici.
Però da quel giochino da bisenso la lista si fece lunga. Fin da bambino mi impressionava molto sentir parlare del brutto fallo di Benetti, del fallo con palla distante, della "signora" danneggiata da molti falli. O di catenaccio davanti alla porta, di difensore incollato all’attaccante, di insufficiente prova del nove.
E, più tardi, la testa di Spillo, il destro di Mancini, il libero trattenuto, Capello con la doppia punta. Fino ai laterali di difesa del Cagliari che - in una partita poco maschia - diventarono
terzine, per Sonetti. E così la
ripresa con esterni sinistri non mi parlava di cinema horror.
Squadra senza riserve non era l’azione di uno che guarda spudoratamente.
Calcio di rigore non era una prescrizione medica contro l’osteoporosi. Insomma, una storia infinita di giochi nel gioco.
Ma oggi (con la A) come la mettiamo?
Scandali, calcio e tv, diritti e rovesci. Pensavo che per vedere le partite, pago anch’io fior di abbonamenti. Ho anch’io quelle chiavi di plastica che mi aprono le porte dello spettacolo, le smart cards, le tele tessere.
Tele tessere?! Ecco, ci risiamo: oggi m’immagino Moggi. Tessere tele per essere sempre nelle vette, nelle eccellenze. Tessere tele per le stesse mete che perderebbe, se smettesse. Tessere tele per “prendere men sberle”. Tessere tele per Beppe.
Ohibò, anche il ministro diventa sinistro. E Pisanu, al contrario è una siP. Ah, la vecchia e amata telefonia.
Dicono: più rigore nel calcio, punizione massima, meno diritti.
E’ tutto al rovescio. Ridatemi Gigi Riva.